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Sandro Ciotti nasce a Roma il 4 novembre 1928.
Figlio del giornalista Gino Ciotti, ha come padrino di battesimo il poeta Trilussa.
Il padre muore in maniera tragica quando lui ha solo 15 anni, a causa di una leptospirosi fulminante contratta nelle acque del fiume Tevere dopo essersi ferito mentre praticava il canottaggio.
Da giovane studia violino con il Maestro Corrado Archibugi, e grazie a questo tirocinio di musicista si esibisce in piccole orchestre da ballo.
Ha una buona carriera calcistica iniziata dapprima nelle giovanili della S.S. Lazio e quindi nel Forlì e all’Anconitana in Serie C nel ruolo di mediano. Ha ugualmente militato nel Frosinone nella Quarta Serie a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta.
Nel Torino invece non giocò mai, nonostante molte fonti lo sostengano. Iniziò la carriera giornalistica nel 1954 collaborando inizialmente con il nome di Alessandro Ciotti a La Voce Repubblicana, e passando poi come cronista musicale a Il Giornale d'Italia e Momento Sera.
Collaborò a diverse rubriche radiofoniche (Mondorama, Voci dal mondo, Schermi e ribalte, Telescopio, Novità da vedere) ma l’esordio come conduttore avvenne nel 1956 con K.O.
Incontri e scontri della settimana sportiva, una delle prime trasmissioni di satira musicale e sportiva. Nel 1958 entrò in pianta stabile alla RAI, diventando inviato nel giro di pochi mesi e ideando altre rubriche di successo:
L’uomo del giorno per la trasmissione Domenica Sport (1958), L'angolo del jazz (1959), Il film all'italiana (1967), Il liscio (1974) e soprattutto, insieme a Lello Bersani, condusse per otto anni di seguito la prima rubrica radiofonica interamente dedicata al cinema, Ciak (1962). Come inviato seguì 40 Festival di Sanremo, 14 Olimpiadi, 15 Giri d’Italia, 9 Tour de France e oltre 2.400 partite di calcio nella popolare trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto fino al 1996.
La sua ultima radiocronaca fu per la partita di campionato Cagliari-Parma nell'ultima giornata della stagione 1995-1996, ringraziando i radioascoltatori con questa frase: « Vi rubiamo soltanto 10 secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti gli ascoltatori, mi mancheranno! » Autore di apprezzati documentari e inchieste per la televisione (due in particolare, sul cantante Luigi Tenco, del quale era grande amico ed estimatore, e sullo sfortunato pilota di Formula 1 Lorenzo Bandini), per essa debuttò come conduttore nel 1972 con il Telecanzoniere, e dal 1986, condusse otto edizioni della Domenica Sportiva accanto a Maria Teresa Ruta.
Scrisse anche canzoni di successo per Enzo Jannacci (la famosa e censurata "Veronica") e Peppino Di Capri ("Volo").
Ha l’unica sua esperienza di regia cinematografica nel 1976, firmando un documentario calcistico incentrato sul fuoriclasse olandese Johan Cruijff: Il profeta del gol. Nel 1996 è la "voce" italiana del radiocronista della partita di pallacanestro nella pellicola Space Jam, interpretata da Michael Jordan con molti "toons character" della Warner Bros (Bugs Bunny).
Nel 1997 pubblicò la sua autobiografia, "Quarant'anni di parole". In attività insieme al collega Enrico Ameri, la battuta Clamoroso al Cibali, con riferimento al successo ottenuto dal Catania contro l'Inter, diventò celebre.
Era anche opinionista molto apprezzato per la competenza e l'obiettività dimostrate in decenni di inimitabile carriera.
Sempre molto ironico, non mancava mai di inserire anche nelle radiocronache calcistiche qualche arguta o colorita osservazione.
Questo suo garbato humour caratterizzava anche i suoi numerosi servizi radiofonici extra calcistici, come quelli che lo vedevano ogni anno attento osservatore del Festival di Sanremo per il giornale radio RAI, o come la serie di umoristici reportage di costume realizzati in occasione dei Campionati del mondo di calcio in Germania, nel 1974.
Raggiunti i 40 anni di età, la sua voce divenne permanentemente roca: come da lui stesso testimoniato, le sue corde vocali lo tradirono nel 1968 in Messico dopo 14 ore di diretta sotto la pioggia.
Questa menomazione, però, invece che danneggiarlo nel suo lavoro, diventò il suo "marchio di fabbrica", rendendolo per anni il commentatore probabilmente più riconoscibile da intere generazioni di ascoltatori.
 

 

Tratto da Wikipedia l'enciclopedia libera.

   
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